
IL PRIMO VIAGGIO
Tīrtha-yātrā. Così, in sanscrito, si definirebbe questo viaggio:
una "visita", un pellegrinaggio a un "guado" sacro,
ovvero a un luogo in cui, secondo la tradizione hindū,
è possibile attraversare il ciclo del saṃsāra
e attingere la meta suprema del mokṣa.

Kāśī, la "Splendente", è il Luogo di tutti i luoghi: la più celebrata tra le sette città sante capaci di accordare la liberazione dalle rinascite; quella in cui sfolgora la luce imperitura del dio Śiva, il quale proprio qui, in questo sito antichissimo, mormora all'orecchio dei defunti il tāraka-mantra, la formula salvifica.

Meglio nota come Vārāṇasī, Banāras o Benares, Kāśī è il Mahāśmaśāna, il "Grande Terreno di Cremazione", dove incessantemente ardono le pire funebri. Morire qui, dove il sovrano e giudice dei trapassati, Yama, non ha giurisdizione, significa, per ogni hindū, affrancarsi per sempre dai legami del mondo fenomenico.
Kāśī è la città dei ghāṭ, le scalinate che conducono all'acqua del Gange, la dea-fiume Gaṅgā,
Colei che, prima di gettarsi sulla terra, scorre impetuosa tra i capelli di Śiva.
Secolo dopo secolo, questo vibrante spazio sacro è stato attraversato e abitato dai più illustri maestri, filosofi e sapienti dell'India.
"Qui è dove la membrana tra la Realtà trascendente e questo mondo è sottile al punto di essere trasparente."
Diana L. Eck, Banaras. City of Light

IL SECONDO VIAGGIO
Il Kumano Kodo non è semplicemente un insieme di sentieri: è una geografia spirituale, un intreccio di natura, mito e cammino interiore che da oltre mille anni accompagna il passo dei pellegrini nel cuore montuoso della penisola di Kii, a sud di Kyoto.

Centrale è l’esperienza del camminare: non come conquista o prestazione, ma come atto meditativo, in cui il corpo si accorda al respiro del mondo. Il passo segue la montagna, non la domina; il tempo si dilata, e con esso la percezione di sé.

Il Kumano Kodo condivide un legame speciale con il Cammino di Santiago: sono gli unici due itinerari di pellegrinaggio al mondo riconosciuti congiuntamente come Patrimonio dell’Umanità UNESCO, non solo per il loro valore storico, ma per la continuità viva dell’esperienza che incarnano.