(inediti da Poetry Therapy)
A distanza via via maggiore (prove di punto di vista)
1
Nella sala parte il controcanto dei topi disney a
i sogni son desideri
mentre lei ti espone il nuovo progetto:
la trave chiodata da percorrere a ripetizione
di felicità
fino al limite della resistenza
gli antropotopi e la trave chiodata
nel sonno non hai pensieri
i piedi che si lacerano sui chiodi
i piedi rosa e teneri dell’infanzia
quel vivo del ricamo delle dita che celebrasti.
ti esprimi con sincerità
“acrobazia” per straordinarietà del gesto, dice
straordinarietà del gesto
che almeno non siano arrugginiti, dici
l’antitetanica l’ha fatta?, pensi.
se hai fede chissà che un giorno
camminare sulla trave è la sua ascesi,
il laghutva yogico, la siddhi che sostituisce il digiuno
(la siddhi che s’aggiunge al digiuno?) nel biancolimbo
la sorte non ti arriderà
e tu, collaborativa come sempre, già concordi
sulla necessità di escludere un sanguinamento-fake
sulla necessità che la pianta dei piedi si perfori davvero
tu sogna e spera fermamente
raffreddi la madre e sfoderi la consigliera
dimentica il presente
per quel che puoi, tant’è che lei ti tocca il braccio
e dice: la vedo la tua luce affievolirsi alle mie parole
mi spiace
e il sogno realtà diverrà
2
le dico del mio video, di come intendo registrarlo:
lo sfondo bianco e la trave su cui camminerò in un loop di resistenza
stra-ordinaria
teme che i chiodi siano arrugginiti
e io le concedo l’acciaio chirurgico per il contenimento dei danni
tenta di effondersi in partecipazione
ma la luce le si spegne negli occhi
per questo sta costruendo una lampada per me
contro la tenebra che non capisce o che rifiuta
e poi anche per sé stessa
perché sente minacciata la sua radianza naturale
la costruzione della madre
trova giustamente surreale
la canzone disney in sottofondo mentre aspettiamo al tavolo
apre un tovagliolo e ci scrive sopra
s’appunta qualcosa e non mi fa sbirciare
a modo suo si lecca la ferita
3
la prima si protende in avanti verso l’altra
che invece sta ben dritta ma non smette di scuotere una gamba
devono alzare la voce per sentirsi reciprocamente sopra la musica
eppure hanno deciso di parlare anche adesso
e dico “anche”
per l’evidenza inequivocabile di una costante dialogica
il loro spazio è impenetrabile
a eccezione di questa musica fuori misura
che sta chiaramente suggerendo loro qualcosa
4
a questa altezza le due sorgenti generano interferenze
frequenze divergenti che ripetutamente si correlano
in sbalzi di densità
si registra una risonanza crescente
un moto di ricomposizione
come se entrambe puntassero a riscrivere
la stessa forma d’onda
increspando il campo della ionosfera
nel tracciato s’introduce la vibrazione spuria
di un reperto culturale disperso nello spettro sonoro
con una coerenza intermittente
al calo d’intensità della sorgente A
B aumenta l’emissione compensando
il circuito non dà segno d’interrompersi
5
non c’è altezza
non c’è sguardo
non c’è madre che divenga
non c’è figlia che divenga
solo una moltitudine infinita di cerchi
che nell’eterno s’allargano
Un messaggio dal mentore
Torna da me con lei. Non dovete parlare della trave chiodata. Nessuna dimensione cristica, sacrificale.
Venite per le mie foglie che abbandonano il peso senza cercare di ridurlo.
Venite per il buco nella corteccia (la casa dello gnomo della sua infanzia): infilateci la mani, fatevele ingoiare dal mio tronco.
La immergo io nel nero, le insegno io la postura del durame.
Venite per l’ombra e per la chimica dell’ossigeno.
Portala alla mia cupola di aria. La getterò nel circolo linfatico, nel flusso ascensionale e poi giù a precipizio fino alla prima delle mie radici.
Le imporrò io la prossimità a ciò che lì marcisce, senza la morale dell’humus fertile. Le farò sentire la morte, l’interrato, e vedrai come s’aggrapperà alla tua mano.
La farai uscire una seconda volta ma dal mio ventre e vedrai come dimenticherà l’asfittico, l’anaerobico.
Vedrai che cosa verde diventerà.
Dreamtelling
Clip 1
Ti tengo legata a un laccio invisibile, invisibile tu stessa.
Hai pressappoco cinque anni, ti arrampichi e sali sempre più in alto.
La tua sagoma invisibile lascia il segno sulla superficie a strapiombo.
Arrivi in cima e ti lanci giù.
Precipitando torni visibile.
Hai sciolto il laccio troppo presto, non puoi che sfracellarti.
Ti chiedo se ancora riesci a muovere gambe e braccia.
Mi rispondi di sì.
2025-2026