La prima storia
Narra la leggenda che i bambini morti prima dei genitori non possono attraversare subito il fiume Sai no Kawara, luogo di confine tra questo mondo e l'aldilà. Poiché non hanno avuto il tempo di accumulare meriti attraverso le opere compiute in vita, cercano di compiere un atto d'amore: raccolgono piccoli sassi e costruiscono torri, dedicandone una al padre e una alla madre, nella speranza di alleviarne il dolore.
Ma ogni notte arrivano gli oni, i demoni, che distruggono le torri e disperdono le pietre. I bambini piangono e ricominciano il giorno successivo, in un ciclo apparentemente senza fine.
È allora che appare Jizo.
Il bodhisattva attraversa il greto del fiume, chiama a sé i bambini e li raccoglie sotto le ampie pieghe della sua veste. Li consola, li protegge dai demoni e li accompagna verso la pace. Da quel momento non sono più soli.
Ancora oggi, nei templi e nei cimiteri, si vedono statue di Jizo adornate con cappellini rossi, bavaglini, giocattoli, fiori e girandole, lasciati dai genitori o dai familiari in memoria dei bambini scomparsi.
Non solo. Si narra che proprio dall'odore del bavaglino con cui si ornano le sue statue, Jizo possa riconoscere, e dunque proteggere, il bambino a cui esso apparteneva.