Le storie del viaggio (2)

Pubblicato il 30 giugno 2026 alle ore 15:25

La seconda storia: 

Un potente daimyo viaggiava con il suo seguito. Durante il percorso fece tappa nel maniero di uno dei suoi vassalli. Beninteso, fu ricevuto con tutti gli onori. Dopo un abbondante spuntino reso più gradito dal miglior saké, il signore fece il giro del giardino. Contemplò i ciliegi in fiore, ma fu soprattutto colpito dalla sottile armonia che i luoghi emanavano. Non c'era alcun errore di gusto. Si complimentò con il padrone di casa per tale raffinatezza, ma questi rispose:

– Signore, io non ho alcun merito. È mia moglie che si occupa del giardino.

Il daimyo si felicitò quindi con la donna e si compiacque di conversare con lei sui principi della composizione floreale, sul senso del ritmo, delle proporzioni, del vuoto e del pieno, della simbolica, insomma su tutto quanto presiede alle regole di un'arte così delicata.

Al momento di andarsene, il signore salutò gli ospiti e chiese il permesso di tagliare un ramo di ciliegio per decorare il suo palanchino. Il marito s'inchinò e accompagnò il sovrano fino all'albero in fiore, ma la moglie li trattenne, interponendosi tra il daimyo e il ciliegio.

– Vi prego, mio Signore, non tagliate il ramo!

– E perché mai ?! Chiese il signore con lo sguardo scuro, visibilmente corrucciato.

I cortigiani rimasero interdetti. Che affronto! Che offesa imperdonabile! L'atmosfera s'era fatta di colpo pesante, la tensione fortissima… Il vassallo fu preso da un'angoscia vertiginosa, si vedeva già in disgrazia, costretto a fare hara-kiri…

La donna aperse infine la bocca per far fiorire dalle labbra questa poesia:

Se voi togliete / il ramo di ciliegio / dove dunque si poserà / l'usignolo per cantare / quando tornerà la primavera?

Il daimyo, con un sorriso, fece dietro-front. Un vento profumato venne a rinfrescare il giardino. La tenzone era finita. La sposa del samurai aveva disarcionato il suo signore. Magnanimo, egli lasciò il maniero recitando i versi di lei.

L'anno seguente, a primavera, il sovrano fece giungere un dono alla custode del giardino: era un kakemono su cui un artista celebre aveva dipinto un ramo di ciliegio in fiore e scritto in caratteri eleganti la sua poesia.

(da Racconti dei saggi samurai, a cura di Pascal Fauliot)